Non importa cosa fai, importa ciò che sei

Quando ci presentiamo a qualcuno spesso una delle prima cose che diciamo è: sono “un avvocato” “una segretaria” “un dentista” o addirittura “sono la mamma/il papà di”..….. anche il nostro interlocutore tra le prime domande chiede: “che lavoro fai?”; come se il lavoro che svolgiamo sintetizzi chi siamo realmente. Eppure oltre ad essere una mamma, un dentista, uno stimato avvocato, sei una persona, un’anima, con una personalità e talenti unici.

Siamo portati a identificarci con quello che facciamo e a valutare i nostri successi in base a ciò che otteniamo, se il nostro lavoro è ben fatto, se portiamo a casa uno stipendio dignitoso, se riceviamo gratificazioni da parte di terzi, se abbiamo una bella macchina, la borsa e il telefonino di ultima generazione. Siamo davvero tutto ciò?


Molte volte non ci fermiamo a pensare che siamo abbastanza perché abbiamo talenti che nessuno ha, perché siamo unici e irripetibili e nessuno sarà mai come noi. Non siamo molto portati a guardarci dentro, a interrogarci sulla nostra vera essenza, siamo sempre spinti al di fuori a cercare conferme e autorizzazioni da qualcun'altro. La vera sfida sta proprio nell’imparare a capire chi siamo, ad avere la consapevolezza del perché siamo qui, a scoprire la ragione più alta che ci spinge ad alzarci ogni mattina dal letto; quello è il nostro dono speciale.

La difficoltà sta nello zittire tutto ciò che abbiamo intorno e che ci siamo creati per non pensare e non ascoltarci. Anche io sono stata abituata a fare piuttosto che a pensare, tanto che avere un’attività da svolgere per me era sinonimo di vitalità, di impegno e di realizzazione... era un qualcosa con cui identificarmi. Finché non ho imparato l’arte del silenzio e dell’ascolto più profondo. Quando ho deciso di accettarmi per ciò che sono realmente, ho iniziato ad apprezzare le serate da sola in casa da dedicare a me stessa, senza tv e senza altre distrazioni. Mi sono data il permesso di far emergere la parte più profonda di me e di apprezzarla ed accettarla. Invito anche te a fermarti e a ritagliarti del tempo, magari a contatto con la natura, ad apprezzare il silenzio dedicandoti qualche minuto di meditazione e concentrandoti solo sul tuo respiro per far emergere i tuoi sogni e la parte più vera di te. Chiediti “perché sono qui?” e lascia che la tua anima rifletta e risponda. Spesso le risposte non arrivano subito perché la mente non è abituata a questo genere di domande, ma, d’un tratto, ti rendi conto che quella domanda pian piano ha scavato dentro di te e che la tua mente sta cercando una risposta.  Potresti scoprire in fondo che il lavoro che fai non solo non definisce chi sei, forse neppure cosa sognavi “di fare da grande”.